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sabato 1 marzo 2014

In breve: UN PAPPAGALLO SULL'ALBERO DEL PEPE


Dopo Una casa tra i limoni, continua il racconto di Chris Stewart, ex batterista dei Genesis, che ha lasciato l'Inghilterra per trasferirsi in una grande fattoria nella campagna andalusa, a sud di Granada, scegliendo così di vivere una vita immersa nella natura, dedita alla pastorizia e all'agricoltura, tra ruvidi amici, animali più o meno domestici e antiche tradizioni. Nelle pagine di questo libro si susseguono episodi di vita agreste, stralci di un ménage familiare con moglie, figlia e... un pappagallo misantropo e prepotente, e ricordi di un tempo, come quando Stewart suonava con Peter Gabriel o metteva piede per la prima volta in Spagna nel (vano) tentativo di imparare a suonare la chitarra flamenca. Con il suo solito e irresistibile humor, Stewart racconta anche come si è avvicinato alla scrittura, senza però tralasciare le non proprio divertenti disavventure che la vita in un luogo selvaggio e remoto può comportare.

Rispetto a Una casa tra i limoni, Un pappagallo sull'albero del pepe è decisamente più divertente e appassionante. Una lettura leggera, piacevole e briosa. Il messaggio, invece, resta immutato: uno stile di vita semplice e genuino, a stretto contatto con la natura, lontano dal frastuono del mondo, è forse la chiave della vera felicità.
VOTO: 4/5

Chris Stewart e... il pappagallo Porca

Titolo: Un pappagallo sull'albero del pepe
Titolo originale: A parrot in the pepper tree
Autore: Chris Stewart
Traduttore: Giovanni Garbellini
Editore: Tea (collana Avventure)
Anno: 2005

lunedì 5 agosto 2013

UN PONTE SULL'ETERNITÀ. Una storia d'amore

Un ponte sull'eternità è l'autobiografia di Richard Bach. O meglio, è il racconto di una parte della vita di Richard Bach, l'autore de Il gabbiano Jonathan Livingston.
Richard, scrittore e pilota d'aviazione dallo stile di vita naïf, si ritrova improvvisamente milionario grazie all'enorme successo ottenuto dalla pubblicazione del suo primo libro. Mentre cerca un metodo per gestire al meglio la pioggia di dollari che gli si è riversata addosso prendendolo alla sprovvista, Richard non perde di vista il suo principale obiettivo: trovare l'anima gemella, la donna ideale con la quale condividere la sua vita. L'affannosa ricerca, dopo una serie di fallimentari avventure, lo conduce al risultato sperato. E il risultato si chiama Leslie Parrish, nota attrice, bella e brava. Il rapporto fra i due, però, soprattutto all'inizio, non sarà tutto rose e fiori, ma costellato da forti incomprensioni e furibondi litigi. Ostacoli che i due amanti riusciranno a superare grazie alla forza dell'amore che li unisce.

Il libro parte bene. Il racconto all'inizio è appassionante, poi però, superati i primi capitoli, annega in un fiume di chiacchiere lunghe e noiose, come le dettagliate descrizioni degli aeromobili guidati da Bach.
Richard e Leslie sono due personaggi insopportabili. Richard ha dei modi di fare e di pensare che sfiorano l'assurdo, un carattere bizzarro che suscita antipatia profonda, tanto da condurre la stessa Leslie sull'orlo di una crisi di nervi. Leslie, dal canto suo, è descritta come una specie di Wonder Woman: bella, ricca, famosa, attrice di successo, paladina della giustizia, impegnata attivamente nel sociale, musicista e musicologa sui generis, tuttologa, dotata di un'intelligenza superiore alla norma, pratica e risolutiva in ogni intricata situazione, e poi paziente, dolce, sensibile, ironica, raffinata... insomma, è talmente perfetta da fare schifo!
I dialoghi fra i due sono insulsi e melliflui, mentre improbabile è il loro modus vivendi. Nel testo la punteggiatura va più volte a farsi benedire, inoltre la traduzione - curata da Pier Francesco Paolini - non mi ha convinta.

Credevo con questa sorta di autobiografia, Richard Bach avesse qualcosa di interessante ed originale da insegnarci sull'amore, invece non fa altro che ribadire concetti scontati, noti anche ai sassi. Una lettura portata avanti a fatica. Fatta eccezione per un paio di riflessioni profonde e poetiche, il resto è da dimenticare. Un'autentica delusione.
Un ponte sull'eternità è la pretesa di Richard Bach di spiegare ai lettori, attraverso l'esempio della sua esperienza sentimentale con Leslie Parrish, il significato dell'amore eterno e indistruttibile e dell'anima gemella, quella vera, unica, insostituibile, quella che ti cambia in meglio e ti insegna a volare, quella che una volta trovata non la lasci più. Morale della favola? Richard e Leslie hanno divorziato nel 1999, dopo solo 22 anni d'amore. Pochi mesi dopo il divorzio, Richard è già unito in matrimonio ad un'altra donna.
VOTO: 2/5

Richard Bach (nella foto a destra) è nato a Oak Park (Illinois, Usa) il 23 giugno 1936. Prima di dedicarsi alla narrativa, è stato pilota riservista per l'U.S. Air Force, scrittore di manuali tecnici per la Douglas Aircraft Company e anche pilota acrobatico. La sua passione per l'aviazione marcherà, in modo più o meno evidente, gran parte della sua produzione letteraria, dalle prime opere dove è citata direttamente a quelle più recenti dove il volo diventa una complessa metafora della vita.
Ha avuto sei figli dalla sua prima moglie, Bette, da cui ha divorziato nel 1970. Nel 1993, suo figlio Jonathan, giornalista, ha scritto un libro in cui analizza il controverso rapporto con il padre: A Reunion of Father and Son. Nel 1973 durante la lavorazione del film tratto dal libro Il gabbiano Jonathan Livingston, conosce l'attrice Leslie Parrish, che diventerà, nel 1977, la seconda moglie. Nel 1999, Bach ha poi divorziato anche da lei, per risposarsi nell'aprile dello stesso anno con Sabryna Nelson-Alexopoulos.
Il 1º settembre 2012 ha un incidente con il proprio idrovolante e viene ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Dopo quattro mesi viene dimesso dall'ospedale. Da questa esperienza Bach racconta di aver avuto l'ispirazione per il completamento della quarta parte de Il gabbiano Jonathan Livingston, originalmente pubblicata in tre sezioni.
Attualmente vive e lavora a Seattle.

Titolo: Un ponte sull'eternità. Una storia d'amore
Titolo originale: The bridge across forever
Autore: Richard Bach
Traduttore: Pier Francesco Paolini
Editore: BUR Rizzoli (collana Narrativa)
Anno: 2008

martedì 13 novembre 2012

L'AMANTE

Un’autobiografia. Un diario. Un insieme disordinato di ricordi. Questo e altro ancora è L’amante, l’opera più nota e apprezzata di Marguerite Duras. È uno struggente ritratto di famiglia, famiglia composta da tre fratelli molto diversi tra loro, abbandonati da un padre morto troppo presto e gestiti da una madre psicologicamente assai fragile; è il ricordo di un’adolescenza turbata, turbata dalle parole non dette, dalle sensazioni alterate, dalle emozioni represse, dalla percezione che qualcosa non va; è il racconto di una storia d’amore “particolare”: quella fra una francese quindicenne e un giovane miliardario cinese nell’Indocina degli anni trenta. Un’unione da tutti disapprovata e considerata scandalosa per la differenza di età, di razza e di ceto che separa i due amanti. In realtà, la vera diversità fra i due sta nel modo di concepire e vivere la relazione: per il cinese di Cholen è amore vero, sconvolgente, eterno, il suo attaccamento alla fanciulla assume forme a volte morbose e persino patetiche; per la ragazza bianca è qualcosa di più materiale, è la scoperta del piacere sessuale, è una forma di evasione se non di trasgressione, è un egoistico appagamento fisico e morale, è qualcosa di intimo ed ermetico che al lettore non è dato sapere. La loro storia si conclude improvvisamente, con la stessa velocità con cui inizia e si consuma.
Marguerite Duras narra il tutto attraverso una scrittura intensa – seppur scarna – e malinconica, personale e talvolta visionaria: meraviglioso specchio in cui si riflette una personalità complessa ma affascinante.
L’amante è un libro che può emozionare o lasciare indifferenti. A me ha catturato.
VOTO: 5/5

Marguerite Duras (nella foto a destra), pseudonimo di Marguerite Donnadieu, nasce il 4 aprile 1914 a Gia Dinh, presso Saigon, nell'Indocina francese (oggi Vietnam), e nel 1932 si trasferisce in Francia, paese natale dei genitori, per studiare legge, ma si fa presto attirare dalla passione per la scrittura. Nel 1943 cambia il proprio cognome in Duras, dal nome di un villaggio nel dipartimento del Lot e Garonna, dove si trovava la casa del padre. Partecipa alla Resistenza durante l'occupazione nazista, insieme al marito Robert Antelme, che verrà deportato a Dachau. Dopo la seconda guerra mondiale milita tra le file del PCF fino al 1950 quando viene espulsa essendo considerata dissidente. Il suo esordio in campo letterario avviene nel 1942 con il romanzo Gli impudenti ma la fama arriva nel 1950 con Una diga sul Pacifico nel quale si sentono gli influssi delle letture di autori americani come Hemingway e Steinbeck oltre che da quelle dello scrittore italiano Cesare Pavese. Duras è autrice di numerosi racconti brevi, film e, soprattutto, romanzi, incluso il best-seller, nonché opera autobiografica, L'Amante pubblicato nel 1984, che le vale il prestigioso premio Goncourt quello stesso anno. Dopo le riprese del film omonimo, la Duras pubblica un altro romanzo intitolato L'Amant de la Chine du Nord (nel quale, a distanza di dieci anni, riscrive l'intera vicenda). Altre opere importanti sono: Moderato cantabile, divenuto poi un film con lo stesso nome; Le Ravissement de Lol V. Stein; India Song divenuto anch'esso un lungometraggio nel 1975. Duras è anche l'autrice della sceneggiatura del film del 1959 Hiroshima mon amour, diretto da Alain Resnais. Muore a Parigi il 3 marzo 1996 per un tumore alla gola; è sepolta nel cimitero di Montparnasse.

Dal libro è stato tratto anche un film, dal titolo omonimo, diretto da Jean-Jacques Annaud, con Jane March e Tony Leung Ka-Fai nel ruolo dei due amanti protagonisti. Di seguito il trailer in lingua inglese:


Titolo: L’amante
Titolo originale: L’amant
Autore: Marguerite Duras
Traduttore: Leonella Prato Caruso
Editore: Feltrinelli (collana Vintage)
Anno: 2005

sabato 1 ottobre 2011

LA MIA STORIA

Nella giungla di libri sulla vita di Marilyn Monroe – biografie stereotipate e saggi che avanzano le più fantasiose ipotesi sulla sua misteriosa morte – sbuca fuori La mia storia, autobiografia della diva hollywoodiana più amata di tutti i tempi. Questa sorta di diario ha preso forma nel 1954 e per scriverlo l’attrice si è fatta aiutare da Ben Hecht, uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood. E quella che doveva essere solo un’operazione commerciale si trasforma in una lunga conversazione senza filtri.
Pubblicata negli Stati Uniti nel 1974, dodici anni dopo la tragica scomparsa della Monroe, La mia storia giunge in Italia solo nel 2010 quando la casa editrice Donzelli ne acquista i diritti. Il libro, dalla copertina molto glamour e femminile, è arricchito da quarantasette straordinarie foto scattate tra il 1953 e il 1957 dal grande fotografo Milton H. Greene, amico fraterno di Marilyn. La prefazione è firmata da Joshua Greene, il figlio del fotografo, che fornisce informazioni e curiosità legate agli scatti del padre presenti nel libro.

Marilyn inizia il racconto partendo dagli anni dolorosi della sua infanzia caratterizzati dall’assenza della figura paterna e dal difficile rapporto con la madre Gladys, affetta da disturbi psichici. Un’infanzia negata, vissuta tra l’orfanotrofio e l’affidamento a diverse famiglie che, nonostante la sua tenera età, la costringeranno a svolgere i lavori domestici e non saranno in grado di donarle neppure una briciola di quell’affetto e quel calore familiare che lei, in cuor suo, disperatamente cercava. L’adolescenza, non meno triste, accompagnata dalla nascita della consapevolezza della propria bellezza, sarà segnata da un tentativo di abuso sessuale da parte di un uomo molto più grande di lei e dall’apatico matrimonio, più di convenienza che d’amore, con il giovane vicino di casa Jim Dougherty. Il racconto prosegue con i primi, non facili, tentativi d’ingresso nel mondo del cinema che la condurranno a una lenta e progressiva ascesa al successo, e si conclude con il matrimonio con il campione di baseball Joe Di Maggio, l’uomo che più di tutti l’ha amata. Manca, dunque, la seconda e ultima parte della vita di Marilyn, costellata da episodi come le nozze con Arthur Miller – l’uomo che lei, forse, ha amato di più – la tormentata storia d’amore con il presidente degli Stati Uniti John Kennedy, le amicizie sbagliate, la devastante depressione che l’ha condotta al (presunto) suicidio.

La Marilyn che si rivela attraverso le pagine di questo libro (ben scritto e ben tradotto in italiano da Andrea Mecacci) è una donna riflessiva e acuta osservatrice della società, interessata più all’affetto – quello che le è sempre mancato, fin dalla nascita – che al sesso e all’amore, che subisce e sopporta in silenzio le invidie di donne cattive e insoddisfatte e gli sguardi lascivi di uomini mediocri. Una Marilyn tenace che, facendo leva esclusivamente sulle proprie forze, s’impegna nello studio della recitazione, del canto, della danza e non cede alle avances di agenti e produttori in cambio del successo. Una Marilyn che gioisce per i suoi piccoli grandi progressi lavorativi, piange per gli ingiusti fallimenti e lotta una vita intera per liberarsi dal cliché della bambola bionda e senza cervello in cui molti (ancora oggi) vogliono rinchiuderla. Una Marilyn che critica senza mezzi termini Hollywood, smascherandone i cinismi e le ipocrisie coperti sotto una patina dorata.
Qui però la narratrice non è Marilyn Monroe, il sogno proibito d’intere generazioni, la star che ha rivoluzionato la storia del cinema, ma Norma Jean Baker, la bambina abbandonata, maturata troppo in fretta, nascosta dietro la maschera della diva svampita, che non ha mai smesso di chiedere aiuto.

Quando si decide di pubblicare un’autobiografia può accadere che molte verità vengano alterate o omesse e al loro posto vengano aggiunte delle bugie. Ma di certo un’autobiografia è più attendibile di tante biografie falsate e romanzate, i cui autori non hanno mai avuto nulla a che fare con il personaggio in questione.

La mia storia avvicina il lettore al dramma psicologico della Monroe, gli permette di penetrare nella sua triste intimità, lo commuove e lo aiuta a conoscerla e ad apprezzarla meglio come donna e come attrice.
Il testo consegna al mondo una Marilyn dolce e tenera, sola e fragile. Dopo aver letto questo libro, non si può non volerle bene.
VOTO: 5/5

Marilyn Monroe, nome d’arte di Norma Jean Baker (nella foto a destra con il celebre fotografo Milton Greene), è nata a Los Angeles il 1° giugno del 1926 ed è stata una delle attrici più popolari di tutti i tempi. La mattina del 5 agosto del 1962 è stata trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles. Le fonti ufficiali hanno parlato di suicidio per overdose di barbiturici.

Ben Hecht (nella foto a destra), nato nel 1894 e morto nel 1964, è stato sceneggiatore, regista, produttore e romanziere. Definito lo Shakespeare di Hollywood, ha firmato la sceneggiatura di più di settanta film e ha pubblicato più di trenta libri. Per decenni è stato uno degli uomini più influenti del cinema americano.

Titolo: La mia storia
Titolo originale: My Story
Autore: Marilyn Monroe (in collaborazione con Ben Hecht)
Traduttore: Andrea Mecacci
Editore: Donzelli (collana Meledonzelli)
Anno: 2010

martedì 21 settembre 2010

UNA CASA TRA I LIMONI

Nei primi anni novanta del '900 l'inglese Chris Stewart, eclettico giramondo, giunge nelle Alpujarras, colline ai piedi della Sierra Nevada, estremo sud della Spagna andalusa. Decide che quello è il posto dove passare il resto della sua vita, perciò acquista una fattoria in vendita, El Valero. Insieme alla moglie Ana si trasferisce dall'Inghilterra alla nuova casa in terra straniera. El Valero necessita di importanti lavori di restauro ai quali Chris ed Ana si dedicano da subito con fatica ed impegno, contando anche sull'amichevole aiuto dei vicini, primo tra tutti il valente contadino Domingo. Più tardi popoleranno la fattoria di animali e piante per occuparsi di allevamento ed agricoltura e daranno alla luce la loro prima figlia Chloe.

Queste e molte altre avventure (e disavventure) legate alla prima parte della sua nuova vita in Spagna, Stewart pensa di raccontarle attraverso le pagine di un libro ed è così che nasce Una casa tra i limoni. Il racconto di una fuga dal frastuono della realtà quotidiana, il diario di una vita semplice e a stretto contatto con la natura, la storia di una scoperta: la scoperta della felicità in un piccola comunità rurale dell'Andalusia, composta da persone umili e dal cuore grande, tra cui anche molti stranieri - in particolare inglesi ed olandesi - che come Chris ed Ana hanno deciso di vivere una vita in perfetto stile new age.

Punto di forza di Una casa tra i limoni è lo humor con cui l'autore parla di ogni situazione, rendendo la lettura di questo libro piacevole e divertente. Ma alle dettagliate e, a mio parere, noiose ed inutili spiegazioni dei lavori di manutenzione alla fattoria che si incontrano in alcuni capitoli, personalmente avrei preferito una maggiore celebrazione degli affascinanti scenari andalusi. È un vero peccato che Stewart non abbia insistito su questo punto perché con le descrizioni dei paesaggi ha dimostrato di saper essere molto poetico, riuscendo a coinvolgere emotivamente il lettore.

Il rischio che si corre leggendo questo libro è quello di essere più volte tentati dalla voglia di scappare dalla caotica società moderna per rifugiarsi in mezzo alla natura, in aperta campagna, dove il tempo sembra essersi fermato all'età dell'oro. Magari in uno sperduto angolo di paradiso nascosto nel cuore della Spagna più remota e selvaggia.
VOTO: 3.5/5

Chris Stewart (nella foto a destra, con la moglie Ana), classe 1950, è noto per essere stato il primo batterista dei Genesis. Lascia il gruppo all'età di 17 anni ed inizia a girare il mondo, svolgendo diverse attività: ha lavorato in un circo, ha fatto parte dell'equipaggio di uno yacht in Grecia, ha preso il patentino da pilota a Los Angeles, ha frequentato un corso di cucina francese ed è diventato un tosatore di pecore provetto. All'inizio degli anni novanta si stabilisce con la moglie Ana Exton in Andalusia. Nel 1999 esordisce come scrittore pubblicando Una casa tra i limoni che è stato tradotto in nove lingue ed in Inghilterra ha venduto 850.000 copie. Nel 2002 pubblica Un pappagallo sull'albero del pepe, sequel del primo libro. Ha inoltre contribuito alla stesura della Rough Guide to Andalucìa e della Rough Guide to China. Nel 2007 è stato eletto consigliere comunale (per il partito ecologista Los Verdes de Andalucìa) del paese di Orgiva nel cui territorio risiede.

Titolo: Una casa tra i limoni
Titolo originale: Driving over Lemons. An Optimist in Andalucìa
Autore: Chris Stewart
Traduttore: Stefano Viviani
Editore: TEA (collana Avventure)
Anno: 2002