mercoledì 28 dicembre 2011

Citazione libresca n.7

[...] Ma io, che non sono uno storico dell'arte, tengo in scarsa considerazione i giudizi e le spiegazioni misurate e basate sulle cosiddette premesse concrete, e nei miei ritratti dei pittori prescelti cerco qualcosa di completamente diverso. Che cosa? La stessa cosa che sta alla base di una breve narrazione: un nucleo poetico. E nel caso delle immagini di pittori, il nucleo poetico della loro arte.

da Le perle di Vermeer di Gustaw Herling.

sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale 2011!

A voi tutti giungano i miei auguri di un serenissimo Natale. E a tutti i lettori affamati auguro di ricevere in regalo tanti squisiti libri da divorare! :-)

sabato 17 dicembre 2011

101 MODI PER RICONOSCERE IL TUO PRINCIPE AZZURRO (SENZA DOVER BACIARE TUTTI I ROSPI)

Ve la ricordate la fiaba del Principe Ranocchio? Una principessa fa suo malgrado amicizia con un ranocchio che si scopre essere un principe tramutato da un incantesimo malvagio. Nelle versioni moderne, l'incantesimo viene spezzato da un bacio dato dalla principessa al ranocchio. La versione dei fratelli Grimm, invece, prevede una svolta decisamente meno romantica, ma... non divaghiamo. Questo per dire che ogni donna è una principessa (sì, insomma, chi più, chi meno) e in quanto tale ha diritto al suo principe, ovvero un uomo che la ami, la rispetti e la protegga. Ma trovare quello giusto non è semplice in quanto egli si nasconde tra i tanti rospi che affollano il mondo e che anche dopo il bacio di una donna restano rospi, viscidi e brutti. Il segreto sta nel saper fare un'attenta selezione. Come? La risposta è suggerita in questo libro di Federica Bosco, la quale, proprio come la fatina buona delle fiabe, ha deciso di dare una mano alle erranti principesse che sono alla disperata ricerca del principe azzurro.

La Bosco ha stilato un elenco di 101 tipologie di uomini da cui è meglio stare alla larga: dagli inaffidabili ai mammoni, dagli egoisti ai prepotenti, dagli sposati ai pazzi. 101 utili consigli per imparare a distinguere un vero uomo da un falso principe. Un manuale in cui l'autrice condivide con le lettrici le sue esperienze, quelle delle sue amiche e delle tante ragazze che le hanno scritto in questi anni, e mette in luce - spesso ricorrendo a bizzarre parabole - i fallimenti e le frustrazioni di chi si ostina a voler inseguire l'uomo sbagliato.
Un testo divertente e illuminante, anche se molti dei consigli in esso elargiti sono da considerarsi ripetitivi e scontati. Ma il punto di forza della scrittura della Bosco è proprio l'ironia che, negli anni, l'ha portata a conquistare le simpatie di pubblico e critica.
Vi confesso di aver letto questo libro in un periodo in cui avevo l'umore sotto i piedi e non vi nascondo che mi ha aiutata a ritrovare il sorriso.

Una lettura leggera e spassosa dunque, ideale nei momenti di relax. Anche se questo libro è dedicato alle donne - come tutti quelli della Bosco d'altronde - non è detto che non possano leggerlo anche gli uomini. Magari per scoprire quali caratteristiche NON deve assolutamente avere un vero principe azzurro o semplicemente per cercare di capirci qualcosa del complicato universo femminile.
VOTO: 3/5

Federica Bosco (nella foto a destra) è nata a Milano il 25 settembre del 1971. A quattro anni si trasferisce a Firenze. Dopo la maturità linguistica e un anno alla facoltà di giurisprudenza, lascia Firenze e inizia a girare il mondo grazie al Club Méditerranée. Nella metà degli anni '90 torna a Firenze e dopo essersi occupata di vari lavori, dà inizio, nel 2005, alla sua attività di scrittrice e sceneggiatrice. Tutti i suoi libri hanno avuto un enorme successo di pubblico e di critica, sia in Italia che all'estero. Tra questi ricordiamo: Mi piaci da morire, L'amore non fa per me e L'amore mi perseguita (trilogia delle avventure sentimentali di Monica), Cercasi amore disperatamente, S.O.S. amore (con cui si è classificata finalista al Premio Bancarella 2010), 101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro. Dal 2008 vive a Roma e si può leggere di lei sul suo seguitissimo blog.

Titolo: 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi)
Autore: Federica Bosco
Editore: Newton Compton (collana Grandi Tascabili Contemporanei)
Anno: 2011

lunedì 12 dicembre 2011

LE PERLE DI VERMEER

Un libro composto da sette brevi capitoli. Sette piccole perle preziose da custodire nel cuore e nella memoria. Un'ottantina di pagine da cui trasudano arte e poesia. Un saggio che ci parla della pittura di Caravaggio, Rembrandt, Vermeer, Ribera (e altri) e ci racconta le bellezza di città-capolavoro come Parma e Siena. L'autore, Gustaw Herling, non essendo un esperto, descrive le opere d'arte con un approccio personale seppur ricchissimo di documentazione. Egli stesso si definisce "un frequentatore di mostre con reazioni alla pittura tipicamente letterarie" e, infatti, il suo intento è quello di trovare e spiegare il messaggio che si cela dietro l'immagine, il significato intrinseco di un dipinto. Herling cerca nel quadro il nucleo poetico dell'arte del pittore, come un pescatore cerca la perla nascosta nella conchiglia. Egli vuole fornire una chiave di lettura delle opere d'arte da lui contemplate e lo fa servendosi di una scrittura raffinata ma priva di barocchismi e di una straordinaria capacità di sintesi. Così, con poche e semplici parole, riesce a esprimere concetti profondi rendendoli comprensibili a tutti, appassionati di arte e non.

Herling azzarda paragoni impensati, smonta le teorie di critici autorevoli e, incurante delle spiegazioni degli esperti, condivide con il lettore le emozioni, le impressioni, le sensazioni che suscitano in lui le opere dei grandi maestri della pittura. Con sapiente abilità e poetica eleganza, lo scrittore polacco seduce il lettore e sveglia in lui l'amore per l'arte. Sfido chiunque a leggere questo libro senza avvertire il desiderio di correre a cercare su internet o sugli appositi libri i dipinti in esso citati. Oserei dire che questo testo vale più delle chiacchiere di mille insigni storici dell'arte.
Degna di nota è anche la prefazione firmata da Francesco M. Cataluccio: un'introduzione che, a mio parere, va necessariamente letta se si vuole comprendere appieno il senso dello scritto di Herling e capire perché lo scrittore ha scelto di parlare di determinati artisti anziché di altri.

Un diario? Una raccolta di cronache? Una guida alla lettura dell'arte? Non saprei dire con esattezza, ma con sicurezza posso affermare che Le perle di Vermeer è un saggio colto e istruttivo da leggere e rileggere e magari da portare con sé quando s’intraprende una salutare "passeggiata artistica".
VOTO: 5/5

Gustaw Herling-Grudziński (nella foto a destra) nacque a Kielce, in Polonia, il 20 maggio 1919 da una famiglia ebraica. Studiò Letteratura polacca all'Università di Varsavia fino a quando lo scoppio della seconda guerra mondiale non lo costrinse a interrompere gli studi. Attivo nella Resistenza polacca contro l'invasione sovietica, fu catturato dall'NKVD a Leopoli, nel marzo del 1940. Internato in un gulag nella regione di Arcangelo, fu liberato dopo due anni ed entrò nel II Corpo polacco del generale Władysław Anders, prendendo parte alla Battaglia di Montecassino. Al termine della guerra, impossibilitato a rientrare nella Polonia comunista, si stabilì definitivamente in Occidente: prima a Roma, poi a Londra e infine a Napoli, dove vi rimase fino alla morte, avvenuta il 4 luglio del 2000. Sposò Lidia, una delle figlie di Benedetto Croce. Nel dopoguerra fu tra i fondatori della rivista Kultura, edita a Roma in lingua polacca ed espressione della cultura polacca in esilio. Numerosi furono i suoi interventi su vari giornali, periodici e riviste. I suoi libri, per molti anni vietati in Polonia, riscuotono oggi grande successo. Tra quelli pubblicati in Italia si ricordano: Un mondo a parte (ovvero le memorie dei due anni d’internamento nel gulag), Ritratto veneziano, Don Ildebrando e altri racconti, L'isola, Requiem per il campanaro, Ricordare, raccontare. Conversazione su Salamov, Variazioni sulle tenebre. Conversazioni sul male, ecc. Herling è oggi considerato uno dei più grandi scrittori polacchi della seconda metà del XX secolo.

Titolo: Le perle di Vermeer
Titolo originale: Sześć medalionów
Autore: Gustaw Herling
Curatore: Francesco M. Cataluccio
Traduttore: Laura Quercioli Mincer e Piero Di Nepi
Editore: Fazi (collana Tascabili Saggi)
Anno: 2004

mercoledì 30 novembre 2011

IL SEGRETO DI LYDIA

Lydia è una ragazzina di dodici anni che vive in Svezia con i suoi genitori e conduce una vita del tutto normale. È bravissima a disegnare e ha una grande passione per la storia dell'arte, passione trasmessale dal nonno con il quale ha uno splendido rapporto di amicizia e complicità. Un giorno, sulla panchina di un parco pubblico, Lydia incontra uno strano ragazzo che le dona delle pillole consigliandole di prenderle ogni volta che "non capisce" e le raccomanda di avere cura delle sue mani perché sono molto speciali. Pur non comprendendo il senso di quella stramba conversazione, la dodicenne decide di non farne parola con nessuno, né con mamma e papà, né con il nonno, né con l'amica del cuore Linn. Da quel momento in poi però, la sua vita non è più tanto normale. Inspiegabili fenomeni stravolgono la sua quotidianità fino al giorno in cui si reca con il nonno al Museo Nazionale di Stoccolma dove, ritrovandosi di fronte a un quadro di Rembrandt, Lydia cede alla tentazione di toccare il dipinto: non appena la sua mano sfiora la tela, l'equilibrio le viene meno e precipita in un vuoto oscuro. Stordita, la giovane svedese si risveglia nella Amsterdam del 1658. Un vecchio signore accorre in suo aiuto. È Rembrandt. Ora per Lydia le parole del ragazzo incontrato sulla panchina del parco iniziano ad acquisire un senso: le sue mani sono effettivamente speciali in quanto le basta toccare una qualsiasi tela per ritrovarsi nell'epoca e nel paese del pittore che l'ha dipinta; inoltre le pillole donatole dal ragazzo le servono per comprendere e parlare la lingua del paese in cui si trova.

Inizia così l'avventuroso viaggio di Lydia nel tempo, che le permetterà di incontrare i maestri che hanno scritto la storia dell'arte: il grande Rembrandt, il geniale Leonardo da Vinci, il raffinato Velázquez, l'innovativo Degas, l'eccentrico Dalí. Una passeggiata attraverso i secoli che porterà Lydia nella Firenze del Rinascimento, nella corte spagnola del Seicento, nella Parigi di fine Ottocento.

Pubblicato da Salani - casa editrice specializzata in letteratura per ragazzi - Il segreto di Lydia è un libro destinato ai giovanissimi, con l'intento di svegliare in loro l'amore per l'arte. L'idea di base è buona, la storia parte bene ma poi si perde per la strada. I grandi artisti che Lydia incontra durante il suo viaggio e che dovrebbero essere i veri protagonisti del libro sono rilegati a un ruolo di comparse e poco e niente viene detto circa la loro arte. Tutto ruota attorno all'ansia di Lydia di trovare un metodo per tornare a casa.
Un racconto d'avventura e di magia. Semplice, semplice. Forse anche troppo. E sinceramente non so quanto possa rivelarsi utile nell'avvicinare i giovani all'arte. Il paragone con Il mondo di Sofia di Gaarder poi è decisamente inappropriato ed esagerato.

C'è inoltre qualcosa di subdolo e di ambiguo nella narrazione che mi ha lasciata un po' perplessa: lo straordinario viaggio di Lydia nel tempo inizia quando la ragazzina accetta, senza obiezioni, delle pillole colorate da un ragazzo sconosciuto e alquanto strano incontrato per caso in un parco pubblico. Questo mi fa pensare alle esperienze definite in gergo "trip", "viaggio" appunto, che fanno le persone che assumono allucinogeni e sostanze stupefacenti che, neanche a dirlo, sono spesso spacciate sottoforma di pasticche, nei luoghi pubblici, da losche figure le cui vittime preferite sono proprio gli adolescenti ingenui e incoscienti... Insomma, io, fossi stata l'autore, ci avrei pensato due volte prima di scrivere una cosa del genere in un libro per ragazzi.
VOTO: 3/5

Finn Zetterholm (nella foto a destra) è nato in Svezia il 4 agosto 1945. È uno scrittore, paroliere e cantante. Ha scritto molti libri, tra cui alcune raccolte di canzoni e filastrocche. Il segreto di Lydia è stato tradotto in diverse lingue.

Titolo: Il segreto di Lydia
Titolo originale: Lydias hemlighet
Autore: Finn Zetterholm
Traduttore: Katia De Marco
Editore: Salani
Anno: 2009

lunedì 28 novembre 2011

Citazione libresca n.6

Ora ditemi, chi mette in scena Cléopâtre o L'uccello di fuoco al giorno d'oggi? O La sagra della primavera? O Petruška? Sono stramberie del balletto, rifinite per qualche grande occasione con un enorme dispendio di energie. No, sono i balletti dei Romanov a essere sopravvissuti, i balletti di Petipa: Il lago dei cigni, La bella addormentata, Raymonda, Il Corsaro, Coppélia, Lo schiaccianoci, La Bayadère. Questi sono i veri "ballets russes". I balletti che sono sopravvissuti al regime, che sopravvivranno anche a me e ai soviet.

da La ballerina dello zar di Adrienne Sharp.

Un momento de Il lago dei cigni

domenica 27 novembre 2011

Del Boca presenta il libro "Risorgimento disonorato"

Lo scorso venerdì 25 novembre, in occasione dell'incontro tra i Rotary Club di Ottaviano, Pompei Oplonti Vesuvio Est e Pompei Sud, Lorenzo Del Boca - ospite d'onore della serata - ha presentato il suo ultimo libro Risorgimento disonorato nella sala meeting dell'Hotel Pompei Resort di Pompei.

Pubblicato da UTET Libreria, il saggio mette in luce i fatti e i misfatti che si nascondono dietro la storia del Risorgimento italiano, quelle verità scomode che la storia che si impara a scuola preferisce omettere.
L'autore ha esposto con passione gli argomenti contemplati nel suo testo, per poi rispondere con infinita disponibilità alle domande dei rotaryani.

Lorenzo Del Boca
Giornalista novarese laureato in filosofia, Lorenzo Del Boca è stato presidente della Federazione nazionale della Stampa e, dal 2001 al 2011, presidente dell'ordine dei giornalisti. Ha incentrato il suo interesse di storico sul periodo del Risorgimento e delle guerre mondiali che ha affrontato, con irriverenza, in numerosi saggi.

La sottoscritta era presente alla serata di presentazione del libro a Pompei, ha acquistato una copia del saggio e ha avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con l'autore. Non appena avrò modo di leggere Risorgimento disonorato, sarò lieta di recensirlo per i lettori de Lo scaffale dei libri. Continuate a seguirmi!

giovedì 27 ottobre 2011

LA CHIAVE DEL TEMPO

William Shakespeare l'ha immortalata a Verona ma in Friuli ne rivendicano le origini. In realtà pare che la vera storia di Romeo e Giulietta (quella da cui il Bardo ha tratto ispirazione per il suo capolavoro) fosse ambientata a Siena e che le casate nemiche non erano i Montecchi e i Capuleti del dramma shakespeariano ma i Tolomei e i Salimbeni, divisi durante il Medioevo da un odio feroce. Da questi fatti storici Anne Fortier prende spunto per scrivere il suo romanzo La chiave del tempo, un thriller ambientato a Siena in cui si intrecciano passato e presente, intrighi e misteri.

Julie Jacobs, giovane americana dei giorni nostri con ideali pacifisti e una passione per la letteratura, è orfana e ha un rapporto conflittuale con la sorella gemella Janice. All'improvvisa morte della zia Rose, riceve in eredità una chiave e una lettera in cui le viene spiegato che la chiave, appartenuta alla madre defunta, apre una cassetta di sicurezza custodita a Siena. Julie, dunque, lascia gli Stati Uniti e parte per l'Italia. Quando, però, apre la cassetta di sicurezza, il mistero anziché risolversi si infittisce: quello che trova è un vecchio cofanetto contenente un taccuino pieno di disegni, un albero genealogico, una copia della tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta, un crocefisso d'argento e alcuni testi antichi che riportano la cronaca di una vicenda accaduta a Siena nel 1340. Quella di un certo Romeo Marescotti e di una Giulietta Tolomei. Una vicenda sotto certi aspetti simile a quella raccontata da Shakespeare nella più grande tragedia d'amore scritta in epoca moderna. A sette secoli di distanza, seguendo con incertezza le misteriose tracce contenute nel cofanetto e servendosi dell'aiuto di alcuni personaggi conosciuti durante il suo soggiorno in Toscana (nonché dell'inaspettato aiuto dell'odiata sorella Janice), Julie scopre che i suoi legami con quegli avvenimenti sono più stretti di quanto pensasse. A Siena poi incontra il "suo" Romeo e con lui si ritroverà costretta a mettere fine a una maledizione antica di settecento anni...

Capitoli che narrano gli avvenimenti passati si alternano a quelli che narrano gli avvenimenti presenti. La storia ambientata nei tempi moderni è scontata, banale, prevedibile. Al contrario, quella ambientata nel 1340 è interessante, appassionante e si rivela un'originale rilettura del Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Il ritmo è incalazante ma in alcune pagine si perde in chiacchiere lunghe e noiose - come quelle sul rapporto fra Julie e Janice - totalmente inutili in quanto non funzionali al fine del racconto.
Un libro in cui non mancano i soliti luoghi comuni sull'Italia ma che si risparmia nelle celebrazioni delle meraviglie della città dalla bellezza mozzafiato (qual è Siena) in cui è inscenato.
Il prezzo di copertina - 20,90 euro - è un tantino esagerato.
Anne Fortier si presenta come una Dan Brown in gonnella ma con una marcia in meno. Questa sua opera risulta essere la solita minestra riscaldata cui ormai siamo abituati dopo il fenomeno Codice Da Vinci. E, diciamocelo pure, questa minestra comincia a darci la nausea.
VOTO: 3.5/5

Anne Fortier (nella foto a destra) è nata il 10 novembre del 1971 a Holstebro, in Danimarca. Nel 2002 si è trasferita negli Stati Uniti per lavorare nel cinema. Ha coprodotto il documentario Fire and Ice: The Winter War of Finland and Russia, vincitore del premio Emmy. Ha conseguito un Ph.D in Storia delle Idee all'Aarhus University, in Danimarca. Nel 2005 ha pubblicato il suo primo romanzo in danese Hyrder på bjerget. Il suo secondo romanzo La chiave del tempo è stato pubblicato in trenta paesi.

Booktrailer (in lingua inglese):

Titolo: La chiave del tempo
Titolo originale: Juliet
Autrice: Anne Fortier
Traduttore: Nicoletta Grill
Editore: Sperling & Kupfer (collana Pandora)
Anno: 2010

domenica 23 ottobre 2011

Di prossima lettura - Autunno 2011, n.2

I prossimi due libri che leggerò e recensirò qui su Lo scaffale dei libri sono:

La guaritrice di Anne Lise Marstrand-Jørgensen. La storia di Ildegarda di Bingen, la mistica che scoprì la medicina naturale, si dedicò all'arte e tenne testa ai potenti del mondo.

Ritratto di donna in cremisi di Simona Ahrnstedt. Una storia d'amore ambientata nella Svezia di fine Ottocento.

martedì 18 ottobre 2011

Citazione libresca n.5

[...] Acque infinitamente piene di vita scorrono sugli antichi acquedotti dentro la grande città e danzano nelle molte piazze su bianche conche di pietra e dilagano in ampie, spaziose vasche e mormorano il giorno e innalzano il loro canto alla notte, che qui è grande e stellata e con venti di velluto. E ci sono giardini, memorabili viali e scalinate, scalinate concepite da Michelangelo, scalinate costruite a immagine di cascate d’acqua, che ampie e declivi generano gradino da gradino come onda da onda. Forti di tali impressioni ci si raccoglie, si ritorna in sé dalla pretenziosa varietà che qui chiacchiera e parla (e quanto è loquace!), e si impara lentamente a riconoscere le pochissime cose in cui permane l’eterno che si può amare, e la solitudine a cui si può sommessamente avere parte.

da Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke.

Roma, Piazza di Spagna

sabato 15 ottobre 2011

VIOLE

Una guida per amanti del giardinaggio che desiderano coltivare viole e violette? Assolutamente no! Viole è una raffinata monografia che analizza il ruolo e l'importanza che questo grazioso fiore ha ricoperto, durante il corso dei secoli, nei vari settori dell'arte e nel costume.
Partendo dall'antichità fino ad arrivare ai giorni nostri, l'autrice Inna Dufour Nannelli accompagna il lettore alla scoperta del largo impiego che viole, violette e viole del pensiero hanno avuto nella pittura, nella musica, nella letteratura, nella moda, nell'erboristeria.

Amatissime fin dalla notte dei tempi, citate in svariati miti e leggende, evocate da numerosi poeti nei loro versi, le viole sono raffigurate a scopo decorativo anche nei codici minati e negli arazzi rinascimentali. Da sempre simbolo di grazia e umiltà, la violetta è stata la musa ispiratrice di grandi musicisti, scrittori e pittori e il fiore prediletto di personaggi illustri come l'imperatrice Eugenia e Napoleone Bonaparte che ne fece l'emblema della sua casata. Nell'Ottocento si assiste al grande momento della violetta che la vede protagonista praticamente ovunque, raffigurata o riprodotta in diversi materiali: dai biglietti "Victorian Valentine" ai souvenir fino ad arrivare agli ornamenti per vestiti e accessori. Largamente utilizzata anche in cucina e in confetteria, la violetta dona la sua soave fragranza alla realizzazione di innumerevoli profumi tra cui il più famoso è sicuramente la Violetta di Parma Borsari, un successo intramontabile.

Viole è un libretto elegante e delicato come il fiore di cui parla; riccamente illustrato, traboccante di curiosità, è il frutto di uno studio meticoloso e approfondito. L'autrice non dimentica di fare anche un accenno alla botanica e alla coltivazione delle viole e propone persino alcune ricette per la realizzazione di piatti a base di violetta.
La scrittura della Nannelli è chiara e mai ripetitiva, attenta e precisa ma mai pedante; apprezzabile è la sua capacità di sintesi che le consente di dire tutto - ma proprio tutto! - ciò che c'è da dire sull'argomento in pochi, brevi capitoletti sapientemente suddivisi.
Un'idea originale quella della Nannelli che oltre a Viole ha firmato anche altre preziose monografie sui fiori quali Rose, Gelsomino, Garofani e saggi sempre a tema floreale come Storie di arazzi e fiori.
VOTO: 5/5

Titolo: Viole
Autore: Inna Dufour Nannelli
Traduttore: Adelaide Orèfice de Vilmorin
Editore: Idea Books (collana Il profumo dei fiori)
Anno: 2001

giovedì 6 ottobre 2011

Premio Nobel per la letteratura 2011

Il vincitore del Premio Nobel per la letteratura 2011 è il poeta, scrittore e traduttore svedese Tomas Tranströmer. L'Accademia Svedese ha così motivato la sua decisione: "attraverso le sue immagini dense e nitide, ha dato nuovo accesso alla realtà".

sabato 1 ottobre 2011

LA MIA STORIA

Nella giungla di libri sulla vita di Marilyn Monroe – biografie stereotipate e saggi che avanzano le più fantasiose ipotesi sulla sua misteriosa morte – sbuca fuori La mia storia, autobiografia della diva hollywoodiana più amata di tutti i tempi. Questa sorta di diario ha preso forma nel 1954 e per scriverlo l’attrice si è fatta aiutare da Ben Hecht, uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood. E quella che doveva essere solo un’operazione commerciale si trasforma in una lunga conversazione senza filtri.
Pubblicata negli Stati Uniti nel 1974, dodici anni dopo la tragica scomparsa della Monroe, La mia storia giunge in Italia solo nel 2010 quando la casa editrice Donzelli ne acquista i diritti. Il libro, dalla copertina molto glamour e femminile, è arricchito da quarantasette straordinarie foto scattate tra il 1953 e il 1957 dal grande fotografo Milton H. Greene, amico fraterno di Marilyn. La prefazione è firmata da Joshua Greene, il figlio del fotografo, che fornisce informazioni e curiosità legate agli scatti del padre presenti nel libro.

Marilyn inizia il racconto partendo dagli anni dolorosi della sua infanzia caratterizzati dall’assenza della figura paterna e dal difficile rapporto con la madre Gladys, affetta da disturbi psichici. Un’infanzia negata, vissuta tra l’orfanotrofio e l’affidamento a diverse famiglie che, nonostante la sua tenera età, la costringeranno a svolgere i lavori domestici e non saranno in grado di donarle neppure una briciola di quell’affetto e quel calore familiare che lei, in cuor suo, disperatamente cercava. L’adolescenza, non meno triste, accompagnata dalla nascita della consapevolezza della propria bellezza, sarà segnata da un tentativo di abuso sessuale da parte di un uomo molto più grande di lei e dall’apatico matrimonio, più di convenienza che d’amore, con il giovane vicino di casa Jim Dougherty. Il racconto prosegue con i primi, non facili, tentativi d’ingresso nel mondo del cinema che la condurranno a una lenta e progressiva ascesa al successo, e si conclude con il matrimonio con il campione di baseball Joe Di Maggio, l’uomo che più di tutti l’ha amata. Manca, dunque, la seconda e ultima parte della vita di Marilyn, costellata da episodi come le nozze con Arthur Miller – l’uomo che lei, forse, ha amato di più – la tormentata storia d’amore con il presidente degli Stati Uniti John Kennedy, le amicizie sbagliate, la devastante depressione che l’ha condotta al (presunto) suicidio.

La Marilyn che si rivela attraverso le pagine di questo libro (ben scritto e ben tradotto in italiano da Andrea Mecacci) è una donna riflessiva e acuta osservatrice della società, interessata più all’affetto – quello che le è sempre mancato, fin dalla nascita – che al sesso e all’amore, che subisce e sopporta in silenzio le invidie di donne cattive e insoddisfatte e gli sguardi lascivi di uomini mediocri. Una Marilyn tenace che, facendo leva esclusivamente sulle proprie forze, s’impegna nello studio della recitazione, del canto, della danza e non cede alle avances di agenti e produttori in cambio del successo. Una Marilyn che gioisce per i suoi piccoli grandi progressi lavorativi, piange per gli ingiusti fallimenti e lotta una vita intera per liberarsi dal cliché della bambola bionda e senza cervello in cui molti (ancora oggi) vogliono rinchiuderla. Una Marilyn che critica senza mezzi termini Hollywood, smascherandone i cinismi e le ipocrisie coperti sotto una patina dorata.
Qui però la narratrice non è Marilyn Monroe, il sogno proibito d’intere generazioni, la star che ha rivoluzionato la storia del cinema, ma Norma Jean Baker, la bambina abbandonata, maturata troppo in fretta, nascosta dietro la maschera della diva svampita, che non ha mai smesso di chiedere aiuto.

Quando si decide di pubblicare un’autobiografia può accadere che molte verità vengano alterate o omesse e al loro posto vengano aggiunte delle bugie. Ma di certo un’autobiografia è più attendibile di tante biografie falsate e romanzate, i cui autori non hanno mai avuto nulla a che fare con il personaggio in questione.

La mia storia avvicina il lettore al dramma psicologico della Monroe, gli permette di penetrare nella sua triste intimità, lo commuove e lo aiuta a conoscerla e ad apprezzarla meglio come donna e come attrice.
Il testo consegna al mondo una Marilyn dolce e tenera, sola e fragile. Dopo aver letto questo libro, non si può non volerle bene.
VOTO: 5/5

Marilyn Monroe, nome d’arte di Norma Jean Baker (nella foto a destra con il celebre fotografo Milton Greene), è nata a Los Angeles il 1° giugno del 1926 ed è stata una delle attrici più popolari di tutti i tempi. La mattina del 5 agosto del 1962 è stata trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles. Le fonti ufficiali hanno parlato di suicidio per overdose di barbiturici.

Ben Hecht (nella foto a destra), nato nel 1894 e morto nel 1964, è stato sceneggiatore, regista, produttore e romanziere. Definito lo Shakespeare di Hollywood, ha firmato la sceneggiatura di più di settanta film e ha pubblicato più di trenta libri. Per decenni è stato uno degli uomini più influenti del cinema americano.

Titolo: La mia storia
Titolo originale: My Story
Autore: Marilyn Monroe (in collaborazione con Ben Hecht)
Traduttore: Andrea Mecacci
Editore: Donzelli (collana Meledonzelli)
Anno: 2010

martedì 27 settembre 2011

Seguitemi anche su aNobii

Da appassionata lettrice quale sono non potevo non essere iscritta ad aNobii (d'altronde, lo si intuisce dalla presenza del badge nella colonna destra del blog, alla voce "libri letti").

aNobii - noto social network rivolto agli amanti della lettura - offre la possibilità, tra le tante, di recensire o semplicemente commentare i libri che si aggiungono alla propria libreria. Da qualche tempo a questa parte anche io sto usufruendo di questa opzione.

Le mie recensioni su aNobii sono molto brevi (io le definisco "flash"!). In pratica, riassumo in pochissime battute il mio pensiero su ogni libro che leggo. Una sorta di summa della recensione più lunga e approfondita che pubblico qui su Lo scaffale dei libri.

Se volete seguirmi anche su aNobii basta che clicchiate qui. Noterete che ho commentato anche libri che non ho recensito qui sul blog perché letti prima della nascita di quest'ultimo.

martedì 20 settembre 2011

Di prossima lettura - Autunno 2011, n.1

L'autunno si apre all'insegna dell'arte! I prossimi due libri, infatti, che leggerò e che recensirò qui su Lo scaffale dei libri sono:

Il segreto di Lydia di Finn Zetterholm. Un avventuroso tuffo nella vita dei grandi pittori che hanno scritto la storia dell'arte.

Le perle di Vermeer di Gustaw Herling. La grande scrittura incontra la grande pittura nello scenario di città-capolavoro.

domenica 18 settembre 2011

Citazione libresca n.4

[...] Non feci attenzione ai fischi e alle grida. Infatti non ascoltavo. Ero avvolta in una strana sensazione, come se fossi due persone. Una di loro era la Norma Jean dell'orfanotrofio che non apparteneva a nessuno. L'altra era qualcuno di cui ignoravo il nome. Ma sapevo a chi apparteneva. Apparteneva all'oceano e al cielo, al mondo intero.

da La mia storia di Marilyn Monroe.

Una giovanissima Marilyn Monroe

martedì 13 settembre 2011

FATE

Fate è un libro incentrato più sulle immagini che sulle parole, fatto quindi più per essere guardato che letto. I ritratti di fate, elfi e folletti, creati con minuzia di particolari dalle matite di Brian Froud e Alan Lee, sono i protagonisti indiscussi di questo libro considerato un cult dagli appassionati del Piccolo Popolo.

I disegni - raffiguranti creature belle, brutte, buffe, grottesche - accompagnano i testi che narrano curiosità e storie sugli esseri fatati. I due autori-illustratori hanno estrapolato questo materiale informativo dalla grossa mole di miti e leggende esistenti sulle fate, dimostrando quanto queste storie siano numerose, diverse e spesso contraddittorie.

Il libro è frutto di un lavoro lungo e accurato, ma allo stesso tempo condotto con ironia e spirito fanciullesco. Sconsigliato a chi si avvicina per la prima volta al mondo fatato in quanto questo testo è stato ideato per chi ha già una discreta base di conoscenze sull'argomento.

Un lavoro che non può non essere apprezzato da chi ha la passione per il disegno o da chi è interessato più alle caratteristiche fisiche delle creature del Piccolo Popolo che ai loro usi e costumi.
VOTO: 3/5
N.B. Il voto è riferito ai testi, non alle illustrazioni. A queste ultime do il massimo dei voti!

Brian Froud (nella foto a destra) è nato a Winchester, in Inghilterra, nel 1947. Pittore e illustratore, vive e lavora nel Devon con sua moglie Wendy Froud, anch'essa artista fantasy. I suoi dipinti sono ispirati spesso dalla natura del Dartmoor (parco nazionale del Devon) e al folklore e alla mitologia europea. È conosciuto in tutto il mondo per i dipinti sulle fate e le altre creature del Sidhe. Oltre ai suoi innumerevoli libri illustrati, Brian vanta anche collaborazioni come conceptual desinger per diversi film, tra cui The Dark Crystal e Labyrinth - Dove tutto è possibile di Jim Henson. Fate al momento è l'unico libro di Froud tradotto in Italiano.

Alan Lee (nella foto a destra) è nato a Londra il 20 agosto del 1947. Illustratore e pittore di fama mondiale, è stato il primo a illustrare Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien. Ha pubblicato numerosi libri e ha vinto molti premi prestigiosi tra cui, nel 2004, il Premio Oscar per la migliore scenografia con il film Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re di Peter Jackson. Quando non è fuori per lavoro, Alan vive sempre a Dartmoor dove ha il suo studio in un'antica casa di pietra a due piani, coperta di rose. Tra i suoi interessi principali ci sono i miti e il folklore, la letteratura, la poesia, la musica, l'archeologia, la storia. Ama andare in giro per il mondo e fare lunghe passeggiate nei boschi vicino casa.

Titolo: Fate
Titolo originale: Faeries
Autore: Brian Froud e Alan Lee
Traduttore: Gaspare Bona
Editore: BUR Rizzoli (collana Narrativa)
Anno: 2008

domenica 11 settembre 2011

LE TREDICI LUNE

Sinceramente... non ci ho capito niente. In teoria si tratta di un libro ispirato ai primi calendari dell'umanità che sono nati dall'osservazione dei cicli lunari, tredici in un anno. Un libro che, secondo l'intento dell'autrice Luisa Francia, dovrebbe stimolare la donna a riscoprire i suoi poteri intrinseci ma anche la sua storia. In pratica invece risulta essere un'accozzaglia di appunti, ricordi, esperienze relativi a viaggi compiuti dall'autrice, rituali esoterici cui ha partecipato, storie e leggende che ha appreso dalla vox populi.

Luisa Francia dedica ad ogni luna nuova o piena un capitolo che si focalizza su una figura mitologica, un animale e una pianta ad essa associati e la relativa danza. Ma la scrittura della Francia è molto personale, confusionaria, disordinata e non stimola il lettore. Quelle che lei chiama "danze" non le definirei proprio tali, ma piuttosto delle sue personali tecniche di meditazione - perlopiù neppure tanto efficaci (personalmente ne conosco altre di gran lunga migliori) - che hanno il pretesto di assorbire la forza lunare cui corrispondono. Alcune di esse richiedono di essere eseguite all'aperto, in luoghi appartati e prevedono la partecipazione di altre donne. Ma forse l'autrice ha sottovalutato il fatto che le streghe moderne, alle quali il suo manuale è dedicato, troveranno non poche difficoltà a reclutare, nell'odierna società occidentale, altre donne sgangherate disposte ad inoltrarsi con loro nel cuore della notte in boschetti solitari per poi lanciarsi tutte insieme in movimenti ancestrali, urla e dimenamenti dal sapore demoniaco.

I miti e le leggende della tradizione alpino-bavarese sono forse gli unici argomenti di questo libro che destano un minimo di interesse. Il resto è insignificante.

Femminista fin nel midollo, Luisa Francia descrive - seppur in maniera ben celata e mai esplicita - l'uomo, il maschio come un essere irrazionale e inutile, del quale la donna può fare benissimo a meno. Questo caricare aggressivamente la figura maschile di connotati negativi e il volerne ferocemente annientare l'essenza (tipico di un femminismo estremo e distorto) è, per quanto mi riguarda, intollerabile.

Nella prefazione, Rosanna Fiocchetto esalta eccessivamente la figura di Luisa Francia. Non metto in dubbio la cultura, la professionalità e tutte le altre qualità di questa eclettica signora, ma considero comunque ampolloso l'encomio che ne fa la Fiocchetto.
Il prezzo di copertina del libro - 22 euro - è immorale!
VOTO: 2/5

Luisa Francia (nella foto a destra) è nata il 2 agosto 1949 a Monaco, in Germania. È cresciuta in Baviera e alla fine degli anni Sessanta ha trascorso lunghi periodi a Parigi, Losanna, Roma e Londra. Dopo una tournée di sei mesi come cantante nel musical Hair, ha svolto lavoro politico nelle file della sinistra e dal 1971 si è impegnata nei gruppi e nelle iniziative del movimento femminista. Diventa madre di sua figlia Anna Valentina nel 1974. È autrice di saggi, sceneggiature cinematografiche, film, cortometraggi, drammi, dipinti e installazioni artistiche.
Giornalista freelance, scrive libri, tiene seminari, conferenze e performance che riguardano principalmente le energie magiche come comunicazione e veicolo di comprensione spirituale più profonda. I suoi viaggi in Africa occidentale, Sahara, India, Tibet e Nepal l’hanno avvicinata alle pratiche folcloristiche di guarigione, alle tradizioni sciamaniche e ai rituali magici. Dal 1999 tiene un diario sul suo sito Internet: www.salamandra.de

Titolo: Le tredici lune
Titolo originale: Mond, Tanz, Magie
Autore: Luisa Francia
Traduttore: Petra Bialas e Rosanna Fiocchetto
Editore: Venexia (collana Le Civette - I Saggi)
Anno: 2011

lunedì 5 settembre 2011

Premio Campiello 2011

Andrea Molesini con il romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna (edito da Sellerio) ha vinto la 49^ edizione del Premio Campiello, ottenendo 102 voti sui 300 della giuria dei lettori.

Veneziano, docente di Letteratura Italiana Contemporanea all'Università di Padova, Molesini è autore di numerose pubblicazioni destinate all'infanzia e, infatti, nel 1999 si è visto conferire il Premio Andersen alla carriera.

Non tutti i bastardi sono di Vienna è il primo romanzo di Andrea Molesini. L'opera, ambientata durante la prima guerra mondiale, narra dell'occupazione da parte di ufficiali austriaci di Villa Spada, una dimora signorile situata nelle vicinanze del Piave. La storia è raccontata in prima persona da Paolo, un diciassettenne che nell'ultimo anno della Grande Guerra conosce per la prima volta l'amore, l'odio, la gelosia, la vendetta, l'orgoglio, il patriottismo.
Gli eventi narrati sono ispirati a fatti realmente accaduti, tratti da Il diario dell’invasione di Maria Spada, prozia di Molesini.

Andrea Molesini dopo la consegna del premio


mercoledì 31 agosto 2011

Citazione libresca n.3

Dissero che ero morta.
Il mio cuore cessò di battere, e non respiravo più. Agli occhi degli altri ero davvero morta.
[...] Essendo io Giulietta, suppongo che avrei dovuto aspettarmelo. Ma in quel momento volevo così tanto che non si ripetesse la stessa penosa tragedia della prima volta! Stavolta Romeo e io saremmo stati insieme per sempre. Il nostro amore non avrebbe dovuto rimanere sospeso per secoli nel buio della morte e della separazione.

da La chiave del tempo di Anne Fortier.

giovedì 25 agosto 2011

LA BALLERINA DELLO ZAR

Un romanzo sulla vita di Mathilde Kschessinska, una delle più famose ballerine dei Teatri imperiali russi. Famosa forse più per le sue frequentazioni che per le sue doti artistiche. È stata, infatti, l'amante di due granduchi e dello zar in persona. L'ultimo zar, Nicola II. Un libro con molti difetti e pochi pregi. Un po' come la sua protagonista.

Kschessinska - giunta alla veneranda età di novantanove anni, esiliata a Parigi e ridotta in povertà - racconta in prima persona, rivolgendosi direttamente al lettore, la sua esistenza vissuta tra lussi e splendori. Un'attenzione particolare è rivolta alla sua tresca amorosa con lo zar Nicola II. O forse è il caso di dire che l'intero racconto-confessione ruota attorno a questa relazione.

L'immagine della ballerina che ne viene fuori non è delle migliori, anzi, direi che è pessima. Kschessinska è una donna avida, assetata di potere, opportunista, materialista. Una capricciosa arrampicatrice sociale la cui spietata ambizione la porta a non guardare in faccia a nessuno, se non addirittura ad arrecare danno a chiunque osi ostacolare i suoi piani. Seppur non chiarisca la reale natura dei suoi sentimenti per Nicola II - Niki, come lo chiama lei - è facile intuire che essi sono tutti per la figura potente dell'imperatore e autocrate di tutte le Russie, piuttosto che per l'uomo Nicola. Mathilde punta al trono, a diventare zarina, un obiettivo che ovviamente non raggiungerà mai, ma appena avrà l'occasione di accarezzare la corona, non ci penserà due volte a vendere suo figlio Vova.

Intollerabile è l'immagine che delinea delle ballerine classiche del suo tempo: un vivaio di sgualdrine alla mercé di alti ufficiali e aristocratici vogliosi. Uno schiaffo alle qualità artistiche di molte rispettabili danzatrici russe fiorite in quell'epoca. La danza stessa è posta in secondo piano. Kschessinska parla poco della sua attività sulle tavole dei teatri. Sembra quasi che danzare sia per lei un passatempo (o peggio un mezzo per avvicinarsi alla corte zarista), anziché un lavoro svolto con grande passione. È un vero peccato che non abbia speso qualche parola in più in proposito, giacché è entrata in contatto con uomini del calibro di Ciajkovskij e Petipa che, in quello stesso periodo e in quegli stessi luoghi, si stavano dando da fare per consegnare all'eternità i più alti capolavori dell'arte tersicorea. Molte, forse troppe, parole sono invece state spese nella seconda parte del libro per descrivere vicende storiche che Mathilde, suo malgrado, si è ritrovata a vivere in prima persona: la rivoluzione d'Ottobre, l'abdicazione dello zar, lo sterminio dei Romanov. Se da una parte queste pagine risultano interessanti e istruttive, dall'altra si staccano dal contesto principale e danno al lettore l'impressione di avere fra le mani non una biografia romanzata, ma un manualetto di storia.

Piacevoli sono invece le descrizioni dei fasti della corte zarista e delle bellezze di città come San Pietroburgo. Degno di nota è il nutrito elenco di fonti cui l'autrice, Adrienne Sharp, ha attinto per creare questo romanzo biografico. Tra le righe del racconto si annida anche un'incisiva critica ai metodi discutibili con cui i rivoluzionari portavano avanti le loro battaglie e all'incoerenza di personaggi come Lenin e Stalin che, una volta giunti al potere, agivano in contrasto con le ideologie cui si rifacevano.

La scrittura di Adrienne Sharp è scorrevole e alla portata di tutti, ma la Mathilde Kschessinska che ci presenta non si guadagna certo le simpatie dei lettori. Quando alla fine del racconto le parole di Mathilde sembrano voler suscitare pietà e compassione per i suoi errori, sarà lei stessa a impedire che ciò avvenga dicendo "non compatitemi. Ho avuto una vita meravigliosa." Tant pis.
VOTO: 3/5

Adrienne Sharp ha studiato danza all’Harkness Ballet di New York. Insegna presso il Centro delle Arti Creative dell’Università della Virginia e vive in California con il marito e i due figli. Tra le sue opere si segnalano White Swan, Black Swan e Sleeping Beauty.

La parola all'autrice intervistata da Connie Martinson (intervista in inglese):

Prima parte

Seconda parte

Titolo: La ballerina dello zar
Titolo originale: The true memoirs of Little K
Autore: Adrienne Sharp
Traduttore: Raffaella Vitangeli
Editore: Neri Pozza (collana I narratori delle tavole)
Anno: 2010

martedì 23 agosto 2011

Di prossima lettura - Estate 2011, n.2

I prossimi due libri che leggerò e recensirò qui su Lo scaffale dei libri sono:


Fate di Brian Froud e Alan Lee. Libro cult sulle storie e le caratteristiche delle magiche creature del Piccolo Popolo.


Viole di Inna Dufour Nannelli. La storia delle Viole, delle Violette e delle Viole del pensiero nell'arte, nella letteratura, nella profumeria.

sabato 20 agosto 2011

TATIANA & ALEXANDER

Ne Il cavaliere d'inverno li abbiamo lasciati soli, lontani l'uno dall'altra e distrutti dal dolore, in balia di un futuro incerto che sembra non promettere nulla di buono. Li ritroviamo in questo secondo libro con la speranza di saperli presto di nuovo insieme e finalmente felici, per sempre.

Tatiana è riuscita a scappare dalla Russia e ha raggiunto gli Stati Uniti. Durante il viaggio, ha dato alla luce Anthony, il figlio suo e di Alexander. È sola e disperata, le hanno detto che il marito è morto ma lei, nel profondo del cuore, non ci crede, sente che il suo amato non può averla abbandonata del tutto. Infatti il giovane ufficiale è vivo, ma è caduto prigioniero nelle mani dell'NKVD, la famigerata polizia di Stalin. Sulla sua testa pesano le pesanti (quanto false) accuse di tradimento e spionaggio e, tra svariate torture e sofferenze, attende di essere giustiziato. Eppure, nonostante la morte gli aliti con determinazione sul collo, non ha perso la speranza di potercela fare. Speranza alimentata dalla consapevolezza che Tatiana e il loro bambino che non ha mai conosciuto sono da qualche parte, in America, che lo aspettano. Intanto Tatiana a New York cerca di rifarsi una vita: lavora come infermiera e trova aiuto e amicizia nelle persone di Edward, un medico tenero e gentile, e di Vikki, un'infermiera attraente e svampita. Nonostante tenti di distrarsi e di ricominciare daccapo, un solo nome le martella nella testa: Alexander. Un solo desiderio le pulsa nel cuore: ritrovarlo. Perché è vivo, lo sente. Appena le si presenta l'occasione, parte alla volta dell'Europa e si mette all'affannosa ricerca del suo innamorato.

Se ne Il cavaliere d'inverno la storia d'amore fra i due protagonisti è vista attraverso gli occhi di Tatiana, in Tatiana & Alexander è vista attraverso quelli di Alexander. Durante i giorni della prigionia, il giovane soldato rivive, attraverso i ricordi, tutti i momenti della sua vita con Tatiana. Ma non solo. Rivive anche quelli della sua infanzia e della sua adolescenza turbolenta, permettendoci così di conoscerlo meglio. Questo secondo libro ripercorre dunque molte delle vicende raccontate nel primo, chiarendone alcune situazioni che erano rimaste nell'ombra. Essendo quindi abbastanza ripetitivo, consiglio di leggerlo a distanza di tempo dal precedente e non subito dopo.

Lo stile di Paullina Simons è come sempre semplice e scorrevole, anche se qui il linguaggio si fa più aspro, maschile e militaresco rispetto a quello utilizzato nel primo volume. In alcune pagine l'autrice si perde in lunghe descrizioni di strategie di guerra - rischiando così di annoiare un po' il lettore - e in altre si lascia andare a qualche esagerazione.

Filo conduttore di questo secondo volume è ancora una volta la speranza che aiuta ad affrontare e superare con coraggio ogni tipo di ostacolo e di vincere le sofferenze e persino la morte. S'intensifica la critica al comunismo e s'impone con vigore la denuncia degli orrori del regime staliniano. La Simons inoltre, riporta all'attenzione un fenomeno spesso e volentieri omesso dai manuali di storia: quello che portò, negli anni '30 del Novecento, un gran numero di cittadini americani, affascinati dall'ideologia comunista, a lasciare il loro paese per trasferirsi definitivamente nella Russia comunista. Una volta lì, molti rimasero delusi dall'ipocrisia del pensiero che li aveva in precedenza stregati, ma soprattutto caddero vittime della spietata violenza del regime dittatoriale vigente nella Madre Russia, che credeva fossero spie e non patetici ammiratori delle loro ideologie.

Tatiana & Alexander regala qualche emozione in meno rispetto al Cavaliere d'inverno. I due protagonisti li ritroviamo più maturi, meno romantici, per niente spensierati. Annichiliti dai ricordi, inseguiti dai rimorsi, portano nell'anima (e sul corpo) ferite che procurano dolori insopportabili.
Anche se in questo secondo libro ci appassionano un po' di meno, ci tengono comunque attaccati fino all'ultima pagina perché possiamo saperli di nuovo insieme, liberi e felici. E non ci lasciano, perché ci aspettano ne Il giardino d'estate, terzo e ultimo libro con cui si conclude la fortunata trilogia firmata da Paullina Simons.
VOTO: 4/5

Paullina Simons (nella foto a destra) è nata a San Pietroburgo nel 1963. All’età di dieci anni emigra con la famiglia negli Stati Uniti. Dopo la laurea in scienze politiche all’Università del Kansas e dopo aver lavorato come giornalista finanziaria, scrive il suo primo romanzo Tully, realizzando così il suo sogno di sempre: diventare una scrittrice. Ottiene la fama mondiale con la trilogia dei romanzi Il cavaliere d’inverno, Tatiana & Alexander e Il giardino d'estate, le cui vicende si ispirano in parte alla storia della sua famiglia in Russia. Oltre ad altri romanzi, ha scritto anche un libro di cucina: Tatiana’s table. Vive a Northport, nei pressi di New York, con il marito e i suoi quattro figli. Paullina Handler è il suo nome da nubile.

Titolo: Tatiana & Alexander
Titolo originale: Tatiana & Alexander
Autore: Paullina Simons
Traduttore: Lucia Fochi
Editore: BUR Rizzoli (collana Narrativa)
Anno: 2010