domenica 26 agosto 2012

Di prossima lettura - Estate 2012, n.2

Chiudiamo quest'afosa estate con la lettura di due libri che si preannunciano "frizzanti":

Borgo Propizio di Loredana Limone. Belinda ha intenzione di ripartire e Borgo Propizio, un paese in collina, in un’Italia che può sembrare un po’ fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria.

La vendetta della melanzana di Bulbul Sharma. Una raccolta di racconti ambientati nella colorata e speziata India, in cui ricordi, sogni e invidie si confondono con il piacere del cibo tra sfrigolii e rumori di stoviglie.

mercoledì 22 agosto 2012

IL CAPPELLO DEL PRETE

Ambientato nella Napoli di fine Ottocento, Il cappello del prete narra le vicende di Carlo Coriolano, barone di Santafusca, un nobile squattrinato che, ridotto alla rovina dai debiti di gioco e da una vita oziosa e dissipata, uccide il ricco prete usuraio don Cirillo per impossessarsi dei suoi soldi. Il suo sarebbe stato un “delitto perfetto” se non avesse dimenticato un dettaglio chiave: l’occultamento del cappello del sacerdote. Il tricorno diventa così un indizio pericoloso e, dopo una serie di peripezie, giunge davanti al banco del tribunale per inchiodare il barone – già tormentato dai rimorsi e dalle allucinazioni – alla sua colpa.

Pubblicato a puntate nel 1887 sul quotidiano milanese L’Italia e sul Corriere di Napoli, e in volume nel 1888, Il cappello del prete è il romanzo più famoso di Emilio De Marchi. Un feuilleton, un noir prima maniera dalla scrittura fresca, coinvolgente, introspettiva, magistrale nelle descrizioni delle ambientazioni, dei personaggi e soprattutto degli stati d’animo del protagonista che, dopo essersi macchiato del macabro omicidio, si ritrova a fare a pugni con i brandelli della sua coscienza.
Un’atmosfera cupa, uggiosa si respira tra le pagine di questo libro sul cui sfondo si staglia una società napoletana colorata e superstiziosa timidamente tratteggiata dal De Marchi che la priva un po’ di quel calore che da sempre la caratterizza. Nonostante si conoscono fin dal principio nome dell’assassino e movente del delitto, non manca la tensione che tiene il lettore legato fino all’ultima riga.
“U prevete” e “u barone” sono le due facce di una stessa medaglia: il primo è un lucratore avido e avaro, un viscido intrallazzone decisamente inadeguato al ruolo di servo di Dio. La vita lo punirà con una morte infame e inaspettata. Il secondo è un nobile in decadenza, un uomo cinico, amorale, inquieto che dopo aver commesso l’ignobile gesto, tenta pateticamente di sfuggire ai rimorsi e alle ossessioni che lo perseguitano rifugiandosi nella dissolutezza e nelle argomentazioni di una spicciola filosofia. La vita lo punirà rinchiudendolo in galera e gettandolo nel baratro della follia.
Poi c’è il popolino, fatto di gente semplice ma onesta, in contrasto con l’aristocrazia costituita per lo più da inetti a vivere, dediti solo all’assenzio, alle donnette e al gioco. Infine c’è la giustizia divina che tutto vede e provvede e che interviene, birichina ma saggia, a ripristinare l’ordine delle cose e a far sì che la verità trionfi sulla menzogna, il bene sul male.

Una lettura gradevolissima che conferma la mia tesi secondo la quale gli autori di un tempo non deludono mai. E perplessa mi chiedo come sia possibile che questo piccolo capolavoro italiano, tradotto anche all’estero, sia finito nel dimenticatoio e solo raramente venga incluso nelle antologie scolastiche.
In quest’edizione Oscar Mondadori poi, vanno segnalate l’introduzione di Vittorio Spinazzola – che aiuta il lettore a cogliere le raffinate sfumature dell’opera – e l’interessante nota di Carlo Lucarelli.
Dal romanzo sono stati tratti anche un film e uno sceneggiato televisivo, dai titoli omonimi. Il primo, diretto nel 1943 da Ferdinando Maria Poggioli, si discosta notevolmente dal libro. Il secondo, che vede la regia del grande Sandro Bolchi, è più fedele al testo ed è stato trasmesso nel 1970 dalla Rai in tre puntate (ora reperibili anche su Youtube).
VOTO: 4/5

Emilio De Marchi (nella foto a destra) nacque a Milano il 31 luglio 1851. Proveniente da una famiglia di modeste condizioni e orfano di padre, riuscì a laurearsi in Lettere nel 1874 all’Accademia Scientifico Letteraria di Milano (oggi Università degli studi di Milano). Dell'Accademia divenne in seguito segretario e libero docente di Stilistica. Frequentò il mondo letterario milanese dominato in quel momento dalla Scapigliatura. Ebbe un ruolo attivo anche nelle istituzioni caritative cittadine e fondò la rivista La vita nuova. Negli anni 1876-1877 si dedicò a scrivere romanzi pubblicati, secondo l'uso del tempo, su periodici e quotidiani: Tra gli stracci, Il signor dottorino e Due anime in un corpo. Con Il cappello del prete inventò il romanzo noir italiano. Altri romanzi sono Demetrio Pianelli, Arabella, Redivivo, Giacomo l’idealista e Col fuoco non si scherza. Altre sue opere sono scritti politici, libri a sfondo pedagogico e saggi di critica letteraria. Morì a Milano il 6 novembre 1901. È sepolto presso il Cimitero di Paderno.

Titolo: Il cappello del prete
Autore: Emilio De Marchi
Curatore: Vittorio Spinazzola
Editore: Mondadori (collana Oscar classici)
Anno: 2006

domenica 12 agosto 2012

Pillole di saggezza letteraria n.5

Trovo la televisione davvero molto istruttiva. Ogni volta che qualcuno mette in funzione l'apparecchio, me ne vado nell'altra stanza a leggere un libro.
Groucho Marx

Come dargli torto, considerando soprattutto i discutibilissimi contenuti delle attuali trasmissioni televisive?

domenica 5 agosto 2012

Ricordando Marilyn

Cinquant’anni fa, esattamente nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962, si spegneva Marilyn Monroe. La sua morte ha segnato la nascita di un mito e l’inizio di una leggenda destinati a vivere per sempre.

Marilyn è uno dei miei idoli. Ero molto piccola quando la vidi per la prima volta: stavo sfogliando distrattamente una rivista quando la mia attenzione fu catturata da un’immagine in bianco e nero che la ritraeva, elegante e radiosa, accanto al suo secondo marito, il campione di baseball Joe Di Maggio. Rimasi incantata dalla bellezza angelica di quella che mi sembrò una bambola di porcellana e mi precipitai da mia nonna, che sedeva sul divano poco distante da me, per chiederle chi fosse. La mia nonna materna, che era una grande ammiratrice di dive divine come Greta Garbo e Maria Callas, nonché accanita lettrice di giornali, guardò la foto e mi spiegò chi era stata quella signora bionda. Da quel momento ebbe inizio la mia passione per Marilyn. Inutile dire che conservo ancora quella prima immagine in cui la vidi, insieme ad altri ritagli di giornale.
Ora, però, non intendo tediarvi raccontandovi come si è sviluppata questa mia passione e cosa mi affascina di quest’artista e donna meravigliosa. Voglio limitarmi a parlare di libri, come al solito.

La bibliografia su un personaggio da enciclopedia come Marilyn è ovviamente sterminata e in continua crescita. È costituita, per la maggior parte, da biografie e da saggi in cui gli autori avanzano ipotesi sulla misteriosa morte dell’attrice. Io, comunque, sono la persona meno adatta ad emettere giudizi su questa corposa mole libresca in quanto ho letto solo due dei tanti testi che la compongono. Di entrambi ho anche pubblicato le recensioni che vi invito a leggere qualora foste interessati alla mia opinione. Il primo è Marilyn di Alfonso Signorini. Questo libro mi fu regalato da mio fratello qualche anno fa, in occasione del mio compleanno. Sinceramente, nutrivo delle forti perplessità sul Signorini scrittore ma mi apprestai comunque alla lettura del suo libro nella speranza di ricredermi sul suo conto… Macché! Peggio di quanto temessi: una sorta di biografia romanzata, volgare e fuorviante, dallo stile di una banalità sconcertante. Un’offesa a Marilyn. Ovviamente vi sconsiglio caldamente di acquistare questo libro nel caso foste orientati a farlo (fidatevi di me: non sprecate il vostro denaro!). Il secondo, invece, è La mia storia scritto dalla stessa Marilyn in collaborazione con Ben Hecht. Un’autobiografia in cui la diva, oltre a raccontare la prima parte della sua vita e i suoi primi passi nel mondo del cinema, confessa al lettore, con estrema tenerezza, le sue riflessioni, le sue paure, le sue speranze. Il testo è arricchito da numerose foto – bellissime! – scattate dal celebre fotografo Milton Greene, amico di Marilyn. Una chicca al cui acquisto incoraggio tutti gli interessati.

In casa mia è presente anche un altro libro: Marilyn Monroe. Storia di un omicidio di Donald H. Wolfe (Sperling & Kupfer editore). Sia mia madre che mio fratello l’hanno letto e me ne hanno parlato molto bene: dopo averne ripercorso accuratamente l'esistenza e la carriera, l’autore dimostra che l’attrice è stata assassinata. E dice anche da chi. Io non ho ancora letto questo libro perché al momento non mi intriga. Sinceramente non mi interessa più di tanto scoprire come e perché sia morta Marilyn. Credo che non sapremo mai con certezza, nonostante prove e documenti scottanti, se si sia trattato di un suicidio o di un omicidio. La morte della Monroe è, a mio parere, uno di quegli enigmi destinati a rimanere per sempre tali, quindi inutile scervellarsi. Piuttosto, sono intenzionata ad acquistare Fragments. Poesie, appunti, lettere: una raccolta di poesie, pagine dattiloscritte, appunti presi su menu e fazzoletti di carta che rivelano la straordinaria sensibilità e l'acuta intelligenza di Marilyn (purtroppo troppe volte sottovalutate). Acquisto ed eventuale recensione, dunque, sono rinviati a data da destinarsi. Continuate a seguirmi! ;-)

E voi, miei cari lettori, cosa pensate di Marilyn? Avete letto qualche libro su di lei? Avete qualche titolo interessante da consigliarmi (o brutto da sconsigliarmi)? Fatemi sapere!

Marilyn Monroe